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Chi siamo

CHI SIAMO

Siamo donne e uomini, militanti e intellettuali, attivisti, artisti e ricercatori provenienti da differenti ambienti sociali e culturali e da svariate nazioni di tutto il Mediterraneo, convinti che il Mediterraneo sia il nostro destino comune. Dal settembre 2014 abbiamo insieme dato vita al Maydan, un processo nato dal basso e concepito attraverso una serie di eventi – un forum alle ultime tre edizioni del SABIRFEST, e all’interno del Forum Sociale Mondiale del 2015 – che si sono concentrati sul concetto della cittadinanza transnazionale nel Mediterraneo.

PERCHÉ IL NOME MAYDAN?

Maydan è la piazza in arabo, il luogo dove si esprime la volontà popolare di riscatto, giustizia e lotta per i diritti e le libertà schiacciati da regimi oppressivi e politiche economiche ingiuste e insostenibili. Maydan è anche il luogo dell' incontro, del dialogo e della fraternità, dove i popoli della regione possono ritrovare le loro radici comuni, praticare la cittadinanza, coltivare l'ospitalità e dare speranza alla prospettiva di un futuro comune.
Maydan ha l’obiettivo di promuovere una rete di organizzazioni della società civile e di soggetti che “progettano” una nuova integrazione mediterranea attraverso iniziative e strumenti cittadini. Abbiamo inoltre deciso di impegnarci nella redazione di una dichiarazione costituente capace di descrivere il Mediterraneo che vogliamo vedere nel prossimo futuro: il “Manifesto per la Cittadinanza Mediterranea”.

La storia del logo

COSA SUCCEDE ATTORNO A NOI

Nell’ultimo decennio, le nazioni e i territori mediterranei sono stati al centro di molteplici lotte sociali. Ciò nonostante, le richieste di coloro che hanno manifestato numerosi contro i vecchi regimi della regione, così come contro sistemi socio-economici ingiusti e misure di austerità, sono state spesso tradite, e la mancanza di opportunità e di prospettive su entrambe le sponde ha allargato il divario tra istituzioni e giovani generazioni, che hanno ormai perso fiducia nel sistema politico e che si sentono private del proprio futuro.
La crisi ha anche esacerbato il processo di stigmatizzazione dei migranti, il cui flusso si è incrementato sia a causa delle guerre civili in Libia e Siria, che del deterioramento delle condizioni di molti Stati africani. D’altro lato, molti gruppi sociali e politici, così come individui, si stanno riorganizzando in entità identitarie, ispirate da nazionalismo, autoritarismo e omogeneità religiosa e culturale; oppure stanno cercando la propria redenzione personale e sociale attraverso la lotta armata. Questa situazione sta mettendo a rischio la cooperazione, il concetto stesso di cittadinanza, e l’idea di appartenenza culturale e geografica alla regione.
In quanto donne e uomini del Mediterraneo, legati ai diritti umani e alla giustizia sociale, preoccupati per l’eredità culturale e ambientale della regione, e impegnati per un futuro condiviso nel Mediterraneo:
A. Abbiamo tratto insegnamenti positivi e negativi dalle rivolte e dalle proteste sociali avviatesi contro le politiche di austerità, la mercificazione dei beni pubblici e il degrado dei diritti sociali in molti paesi europei, estesesi poi alla maggioranza dei paesi della riva sud del Mediterraneo, e improvvisamente diffusesi in tutta la regione – e abbiamo guardato con solidarietà ai nuovi gruppi politici, le cui piattaforme rivendicative si basavano sui movimenti anti-austerità del 2008 e le rivendicazioni dei movimenti rivoluzionari del 2011;
B. Siamo ispirati dal Manifesto di Ventotene del 1941, scritto da un gruppo di militanti e intellettuali antifascisti il cui obiettivo era un’Europa libera e unita; quel manifesto rappresentò la fonte di ispirazione dei popoli europei in lotta contro Fascismo e Nazismo nell’immaginare un progetto di integrazione europea;
C. Guardiamo con attenzione alla Carta di Porto Alegre, il testo fondante del Forum Sociale Mondiale, che ha stimolato la nascita di forti movimenti sociali e delle società civili nella regione, e che costituisce la piattaforma del movimento anti-globalizzazione, mobilitatosi contro lo sfruttamento economico e il colonialismo.

SCOPI DELL’ASSOCIAZIONE

L’Associazione non ha fini di lucro, e persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, mediante lo svolgimento in favore (dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o più delle seguenti attività di interesse generale, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei/lle propri/e associati/e:

1. promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici;
2. promozione della cultura della legalità, della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata;
3. cooperazione allo sviluppo, ai sensi della legge 11 agosto 2014, n. 125, e successive modificazioni;
4. organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di particolare interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al
presente Statuto;
5. ricerca scientifica di particolare interesse sociale.

Tali attività sono orientate esplicitamente a promuovere i diritti, la libertà e il rispetto mutuo tra i popoli e le nazioni del Mediterraneo, in particolare attraverso:
• lo sviluppo della conoscenza e della cultura dei popoli e delle nazioni del Mediterraneo tra gli associati;
• la promozione dell’attivismo di cittadinanza;
• l’incoraggiamento di iniziative per la democrazia, i diritti, le libertà, la dignità umana e il rispetto mutuo nel Mediterraneo;
• lo scambio delle reciproche esperienze, competenze e idee per l’espressione culturale e i diritti di cittadinanza nel Mediterraneo;
• lo svolgimento di attività sociali, politiche e culturali in Italia e all’estero;
• la promozione di iniziative destinate all’approfondimento dei temi di cui sopra.

COME OPERIAMO

L’Associazione non dispone limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all’ammissione degli associati e non prevede il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa.
L’Associazione può esercitare anche attività di raccolta fondi anche in forma organizzata e continuativa e anche mediante sollecitazione al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di beni o servizi di modico valore, impiegando risorse proprie e di terzi, inclusi volontari e dipendenti - attraverso la richiesta a terzi di donazioni, lasciti e contributi di natura non corrispettiva - al fine di finanziare le proprie attività di interesse generale e nel rispetto dei principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e con il pubblico.
È escluso l’esercizio di ogni attività commerciale che non sia svolta in maniera marginale.