Esattamente un mese fa, in occasione della “visita” di Governo italiano e Commissione europea a Tunisi per esigere un accordo sul rientro forzato degli immigrati tunisini irregolari nel proprio paese, il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, una delle massime entità della società civile organizzata tunisina che opera per giustizia sociale, sviluppo sostenibile e coesione socio-economica, ha scritto una lettera aperta, indirizzata al presidente della Repubblica Kaies Saïd e ai rappresentanti europei. Abbiamo tradotto la loro lettera, che rappresenta il punto di vista delle genti della riva sud, il quale – nel nostro accanito eurocentrismo – riusciamo a malapena a riconoscere. Con questo contributo, rendiamo servizio alla poliedricità della verità, e alleniamo il nostro pensiero ad esercitare il dubbio che si possa stare sempre dalla parte della ragione. La traduzione è di Giusy Rossi.

 

Tunisia, Italia, immigrazione: lettera aperta

 

I Ministri italiani degli Affari Esteri e degli Interni, e i Commissari europei agli Affari Interni e alle Politiche di Vicinato rendono visita questo lunedì 17 agosto 2020 alla Tunisia, nel quadro di una serie interminabile di atti di pressione sulla Tunisia volti a ottenere un nuovo accordo sull’immigrazione.

Signor Presidente della Repubblica,

la recente crisi migratoria ha dimostrato che la Tunisia oggi ha bisogno di una nuova presa di coscienza, per riformare le sue relazioni con l’Unione Europea e i paesi membri della stessa, e assumere un approccio più globale nella risoluzione dei problemi relativi all’immigrazione irregolare.

La maggior parte degli accordi firmati tra la Tunisia e l’Unione Europea hanno definito un accesso diseguale ai diritti e alla libertà di movimento, che non risponde alle aspirazioni legittime dei cittadini, in particolare di quelli tunisini, a un trattamento equo. La strategia di doppi standard sui diritti necessita di un riesame completo che ci faccia abbandonare la posizione attuale di «guardiani onesti» e di «collaboratori modello», per acquisire quella di partner a pieno titolo, nel rispetto dei diritti e delle libertà, così come della sovranità della Tunisia, e della dignità dei suoi cittadini.

Signor Presidente della Repubblica,

Lei si trova davanti alle pressioni italiane per ottenere un nuovo accordo sull’immigrazione che legalizzi l’espulsione collettiva forzata di tunisini, in flagrante violazione dei trattati e dei patti internazionali.

I processi di espulsione, che necessiterebbero normalmente di procedure amministrative complesse, si concludono tuttora con la condanna dei migranti sotto custodia da parte delle autorità italiane per non-possesso di documenti di identità in regola.

I migranti in situazione irregolare sono tutti sottoposti, fin dal loro arrivo, alla stigmatizzazione, a provvedimenti senza alcuna valutazione della loro specifica situazione individuale, e senza che questi migranti ricevano le informazioni necessarie all’esame dei loro diritti.

L’espulsione collettiva forzata dei migranti in situazione irregolare è macchiata di violazioni delle leggi, dei diritti e delle libertà degli espulsi, nell’assenza totale di trasparenza. I migranti sono sovente sottoposti a trattamenti degradanti, ad atti di tortura, alla detenzione arbitraria e all’uso spesso eccessivo della forza quando vengono prese le impronte digitali. Inoltre, le decisioni in materia di espulsione non possono essere oggetto di appello, e i migranti non beneficiano di un servizio di traduzione neutrale, né di un sostegno giuridico adeguato. Queste espulsioni collettive forzate violano gli articoli 3, 4 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, e il dirittto internazionale (Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 e suo Protocollo d’emendamento del 1967), che sottolineano la necessità di rispettare un certo numero di condizioni prima di eseguire un processo di espulsione.

Signor Presidente della Repubblica,

ricevendo oggi la delegazione euro-italiana, noi speriamo che voglia operare per far valere il primato dei valori di umanità, dei diritti e delle libertà, e per una giusta cooperazione bilaterale basata sullo “scambio di libertà” con i nostri partners, cos`come speriamo che voglia preservare la nostra sovranità e la dignità dei nostri concittadini. Questo obiettivo non può essere raggiunto se non attraverso l’elaborazione di una strategia nazionale sulla migrazione che sia inclusiva e preservi i diritti e le libertà.

Signor Ministro Italiano degli Affari Esteri, signora Ministro Italiano degli Interni,

oggi in Tunisia voi volete portare a compimento il vostro auspicio di espellere più migranti verso la Tunisia. Vi ricordiamo che voi stessi avete detto che l’Italia accoglie meno migranti degli anni precedenti (2015-2018), che la Tunisia attraversa una crisi economica, sociale e politica, e che desiderate continuare a sostenere l’ «Esperienza tunisina». Il vostro paese soffre di una penuria importante di mano d’opera in numerosi settori; forse varrebbe la pena di negoziare con la Tunisia un accordo che possa facilitare la migrazione di lavoratori stagionali.

La vostra mancanza di cooperazione sui casi dei migranti tunisini dispersi in mare indica bene la vostra concezione unilaterale della cooperazione. Le foto e i video provenienti da certi centri di detenzione in Italia provano l’esistenza di violazioni sistematiche, fisiche e psicologiche degli immigrati tunisini e della loro dignità.

Voi volete guadagnarvi la fiducia dei vostri elettori e dei vostri concittadini, ma questo non deve passare per la violazione dei diritti dei migranti e per la loro intimidazione, nè per le minacce verso i paesi vicini, ma piuttosto per il contributo alla costruzione di uno spazio mediterraneo più giusto, più pacifico, più solidale e garante delle dei diritti e delle libertà. Di tutti.

Signori Commissari dell’Unione Europea,

gli accordi internazionali sono generalmente fondati sul principio di reciprocità tra gli Stati contraenti e vengono negoziati sulla base dell’uguaglianza. Sembra tuttavia che la libertà di circolazione tra la Tunisia e l’Unione Europea non sia accordata che a una sola parte.

L’Unione Europea, attraverso la sua politica di concessione restrittiva dei visti e di selezione di certe categorie sociali, aggrava e perpetua le ineguaglianze sociali tra le stesse.

L’Unione Europea cerca di aprire maggiormente i canali tra la Tunisia e l’Europa in termini di circolazione di beni, servizi e capitali, ma non in termini di libera circolazione delle persone, e questo malgrado la sua affermazione secondo cui essa vorrebbe adattarsi ai contesti “post-rivoluzione” della regione e alle sfide con cui i loro paesi sono chiamati a confrontarsi.

L’Unione Europea e i suoi paesi devono dimostrare il loro conclamato rispetto dei diritti e delle libertà dei cittadini della riva sud, e dare prova di quanto qualificano come un «sostegno pemanente alla Tunisia». L’Unione Europea deve richiamare i suoi Stati Membri a liberare i migranti irregolari tunisini trattenuti nei centri di detenzione in Italia, in Spagna e altrove.

Le acquisizioni politiche e in materia di diritti umani in Tunisia sono fragili. Sono minacciate dal deterioramento della situazione economica e sociale nel paese, e da degli accordi di partenariato ineguale che contribuiscono ad aggravare la crisi sociale, minando la transizione democratica nel paese.

Signori decisori,

le forze che credono ai valori dei diritti dell’uomo e delle libertà proseguono la loro lotta in Tunisia, in Italia e sulle due sponde in difesa dei diritti dei migranti. Esse contribuiscono a salvare delle vite e operano per un Mediterraneo e un mondo più solidale e pacifico. Esse non si faranno scoraggiare dagli approcci antimmigrazione e anti-immigrati che emergono sulle due rive. Esse rifiuteranno le leggi o gli accordi che introducano misure che confiscano i diritti e perpetuano le discriminazioni.

 

Forum tunisino per i diritti economici e sociali

Il Presidente Abderrahmane El Hedhili

 Tunisi, 17 agosto 2020.