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Soci Onorari

SOCI ONORARI

Maydan non si compone solo di soci ordinari. Nel 2019, l'associazione ha deciso di concedere il titolo di socio onorario a personalità che rappresentano nel modo migliore lo spirito e la visione che hanno animato i fondatori dell'associazione. Ecco le personalità al cui esempio l'associazione Maydan si ispira:

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Padre Paolo Dall'Oglio

Paolo dall'Oglio entrò nella Compagnia di Gesù nel 1975. Si formò in Italia e frequentò l’Università di Beirut.
Dall'Oglio è noto per aver rifondato in Siria, negli anni Ottanta, la comunità monastica cattolico-siriaca Mar Musa al-Habashi. Conosciuto per il forte impegno nel dialogo interreligioso con il mondo islamico, nel 2011 propose una soluzione pacifica alle sfide lanciate dalle rivolte popolari in Siria, scatenando la reazione del regime di Bashar al-Assad. Dall’Oglio, nei suoi sforzi diplomatici locali e internazionali, fu sempre a fianco dei giovani della Rivoluzione siriana, difendendo l'idea di una Siria plurale, democratica e pacifica.

Nel 2012 fu costretto a lasciare la Siria per le pressioni e le minacce del regime siriano, e nello stesso anno ricevette il Premio per la Pace 2012 assegnato dalla Lombardia. Il 29 luglio 2013, Paolo dall’Oglio fu rapito durante una missione a Raqqa, durante la quale tentava di persuadere ISIS a liberare alcuni religiosi cristiani da loro trattenuti.  Da allora, sono state perdute le sue tracce, e si ritiene che sia deceduto in detenzione per le pessime condizioni di salute. A lui è stato dedicato SabirFest, il festival di cultura e cittadinanza mediterranea (2014-18).

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Ismaïl Alexandrani

Ismaïl Al Sayed Mohamed Omar Toufic, nato il 9 novembre 1983 ad Alessandria, e noto anche come Ismaïl Alexandrani (إسماعيل الإسكندراني), con riferimento alla sua città natale, è un ricercatore socio-politico, giornalista investigativo ed esperto di sicurezza, affari militari e Sinai. Attivista per i diritti umani, ha inoltre studiato i movimenti islamisti e la relazione stato-religione nelle società musulmane. Ė stato “Visiting Arab Journalist Fellow” al Woodrow Wilson Center (2015), “Fellow Researcher” presso l’Arab Reform Initiative a Parigi (dal 2013), e studente della Regan-Fascell Democracy Fellowship (Forum Internazionale per la Democrazia, Washington, 2012- 2013). Ha inoltre conseguito l'Open Eye-Hany Darweesh Award (Germania, 2014) e il Global Youth Essay on Democracy Contest (World Youth Movement for Democracy, 2009). I suoi articoli sono stati pubblicati da diverse istituzioni di ricerca internazionali e regionali, tra cui Carnegie Endowment for International Peace’s “Sada”, Munich University's Center for Applied Policy Research, Doha Institute, Al-Jazeera Center.

Ismaïl venne arrestato nel 2015 all'aeroporto di Hurghada dalla polizia egiziana, di ritorno dal SabirFest e da un soggiorno in Turchia, e condannato nel 2018 a 10 anni di reclusione per "divulgazione di segreti di Stato e appartenenza a un gruppo illegale". Accusato ingiustamente di essere un membro dei Fratelli Musulmani, paga in realtà con il carcere le ricerche fatte sulle violenze perpetrate dal regime egiziano in Sinai.

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Chinyery Namdi

Chinyery Namdi è una donna nigeriana che insieme al marito Emmanuel decise di lasciare il suo Paese d’origine a seguito di un’esplosione provocata da Boko Haram che sconvolse le loro vite. Il loro bambino rimase coinvolto e ucciso nell'attacco terroristico insieme ai genitori di Emmanuel. Nel 2015 la coppia decise quindi di fuggire e trasferirsi in Italia in cerca di pace e un posto sicuro dove poter ricominciare. Chinyery aveva studiato medicina per due anni in Nigeria mentre Emmanuel lavorava.

Il 5 luglio del 2016, Emmanuel e Chinyery si trovavano nella città di Fermo, quando alcune persone iniziarono a mostrare atteggiamenti razzisti nei confronti della donna, insultandola. Il marito intervenne cercando di difendere Chinyery, ma venne colpito e ucciso da uno di loro, Amedeo Mancini. Chinyery non ha mai smesso di combattere per ottenere giustizia per la morte di suo marito Emmanuel.
Maydan le ha dedicato l’edizione SabirMaydan del 2016.

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Pietro Bartolo

Pietro Bartolo, medico e politico italiano, è nato a Lampedusa nel 1956. Si è reso noto per essere stato, dal 1992 al 2019, il medico responsabile delle visite di primo soccorso che venivano prestate ai migranti che sbarcavano a Lampedusa e soggiornavano nel centro di prima accoglienza dell’isola. Bartolo è da sempre un sostenitore dell'accoglienza di immigrati e richiedenti asilo e promotore di corridoi umanitari contro la tratta degli esseri umani. Nel marzo 2011 è stato nominato coordinatore di tutte le attività sanitarie nelle Isole Pelagie.

Fu in prima fila nei soccorsi ai sopravvissuti del tristemente famoso naufragio di un peschereccio carico di oltre cinquecento migranti avvenuto al largo di Lampedusa il 3 ottobre 2013, e nel quale persero la vita 368 persone. È stato consigliere comunale a Lampedusa e Linosa dal 1988 al 2007 e vice sindaco e assessore alla sanità del comune delle Pelagie dal 1988 al 1993. Dal 2019 è europarlamentare.

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Chamseddine Bourassine

Chamseddine Bourassine è un pescatore tunisino della città costiera di Zarzis ed è presidente dell'Associazione "Zarzis le Pecheur" (ADPE) e della "Rete delle attività di pesca su piccola scala". Noto per i numerosi salvataggi in mare di migranti in fuga dalla Libia, nel 2018 venne arrestato dalle autorità italiane per aver portato in salvo un’imbarcazione di migranti. Bourassine e altri cinque pescatori erano in una spedizione di pesca quando, a 35 miglia da Lampedusa, avvistarono una piccola barca che trasportava 14 cittadini tunisini, il cui motore si era rotto. Avvisata la Guardia Costiera Italiana, i pescatori decisero, dopo diverse ore di attesa, di trainare la piccola imbarcazione a poche miglia dall’isola di Lampedusa, in modo da facilitarne l’operazione di salvataggio. Una volta arrivati sul posto, le autorità italiane arrestarono invece Bourassine e i suoi compagni accusandoli di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

La notizia dell’arresto di Chamseddine Bourassine provocò un’immediata reazione internazionale, tra cui un appello sottoscritto da 500 pescatori e indirizzato all’ambasciatore italiano a Tunisi. Bourassine venne infine liberato il 23 settembre 2018 e successivamente candidato al Premio Nobel per la Pace.

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Emel Kurma

Emel Kurma vive a Istanbul ed è Coordinatrice Generale della Helsinki Citizens' Assembly (HCA), un’organizzazione di cittadini per la pace, la democrazia, il pluralismo e i diritti umani. Impegnata nei movimenti sociali, si occupa di diritti di cittadinanza, di rifugiati e delle libertà fondamentali in Turchia e in Europa orientale.

Laureatasi ad Ankara a metà degli anni ’90, dopo aver prestato servizio per varie organizzazioni per i diritti umani, assunse la responsabilità di Coordinatore Generale della Citizens’ Assembly. Ricoprendo questo ruolo, ha lavorato alla costruzione di strategie, sviluppo di progetti, supervisione di operazioni e generazione di risorse per la società civile.

La sua organizzazione promuove inoltre l'impegno civico nei processi politici e promuove il dialogo e la negoziazione pacifici e democratici in situazioni di conflitto. Si adopera inoltre per la costruzione e la pratica di questi valori e comportamenti democratici nella vita quotidiana, oltre i confini politici, amministrativi, socio-economici e culturali. Negli ultimi anni, il suo lavoro di attivista si è fatto più difficile in Turchia, dove segue da vicino la questione curda, e dopo che alcuni membri di HCA sono stati arrestati, nel 2019 si è temporaneamente trasferita per un certo periodo all’estero.

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Olga Lafazani

Olga Lafazani è un’attivista che si occupa della difficile situazione dei migranti che arrivano in Grecia. Ha studiato Economic and Regional Development alla Panteion University di Atene, e negli ultimi anni ha partecipato a diversi progetti di ricerca, tra i quali uno su città e migranti (“Interesting Patterns of every day life and socio-spatial transformations in the city. Migrant and local women in the neighbourhoods of Athens” (National Polytechnic University).

Nel mese di marzo del 2016, dopo lo sgombero di piazza Vittoria, luogo di ritrovo dei migranti ad Atene, centinaia di persone rimasero senza un alloggio e un posto in cui vivere. Il 22 aprile dello stesso anno, Lafazani insieme ad un centinaio di attivisti e rifugiati occuparono un albergo di Atene chiuso da ormai sette anni, il “City Plaza”, con il solo scopo di donare un alloggio ai migranti rimasti senza un tetto. L’hotel, per 39 mesi, è stato dimora di circa 400 migranti i quali avevano a loro disposizione camere e spazi comuni per condurre una vita dignitosa. Nel luglio del 2019, gli ospiti del City Plaza ricevettero finalmente un alloggio ufficiale all’interno della città di Atene. Olga Lafazani è stata presente durante l’occupazione e ancora oggi lavora quotidianamente in difesa dei diritti dei migranti e per città solidali.

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Miguel Roldán Espinosa

Miguel Roldán Espinosa è un un vigile del fuoco nato a Cuevas Bajas, a Malaga. Avendo studiato educazione fisica e scienze dello sport per diventare pompiere specializzato in salvataggi in acqua, la sua specializzazione lo ha portato a lavorare con i migranti in mare, prima con la ONG spagnola Proem-Aid (2016), e poi con la ONG tedesca Jugend Rettet (2017). Fondata nel 2016 da un gruppo di giovani studenti universitari incapaci di sopportare il numero crescente di morti in mare, la Jugend Rettet aveva ottenuto - a seguito di una donazione - una barca, la “Iuventa”, con la quale l’equipaggio ha portato in salvo centinaia di migranti. Solo nelle acque acque tra la Libia e l’Italia, la “Iuventa” ne ha salvati cinquemila.
Il 2 agosto 2017 la “Iuventa” venne sequestrata nel porto di Trapani e Espinosa e i suoi compagni indagati e accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il processo legale che vede coinvolto l’equipaggio della nave della Jugend Rettet è tuttora in atto, con sanzioni che potrebbero arrivare fino a 20 anni di carcere.

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Ahed Tamimi

Ahed Tamimi è una giovanissima attivista palestinese nata a Nabi Salih in Cisgiordania, che combatte per i diritti del suo popolo. La famiglia Tamimi è sempre stata impegnata nell’attivismo pro-palestinese, contro l'espansione degli insediamenti israeliani e a favore della liberazione dei detenuti politici palestinesi. Il 15 dicembre 2017, all’età di 14 anni, Ahed partecipò ad una protesta nella sua città natale che degenerò quando duecento dimostranti cominciarono a scagliare pietre contro i soldati israeliani. Secondo la famiglia Tamimi, il cugino di Ahed, il quindicenne Mohammed, fu colpito alla testa da un proiettile di gomma e in risposta Ahed e la madre iniziarono a schiaffeggiare e spintonare due soldati all'esterno della loro abitazione.

Arrestata il 19 dicembre 2017, il 24 marzo 2018 patteggiò una pena di 8 mesi di reclusione e un'ammenda di 5000 Shekel (circa 1200 €). Per la determinazione dimostrata alla sua giovane età, Ahed Tamimi è considerata un simbolo dell’attivismo palestinese.