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Esraa Abdelfattah, the iconic face of the Egyptian Revolution of 2011 and a candidate for the Nobel Peace Prize that same year, was kidnapped and tortured by the Egyptian regime on 12 October 2019. Esraa – who has been banned from travelling abroad since 2015 – is a great friend of Maydan’s, for whom she generously lent her voice (video). We denounce this latest episode of brutal repression that affects Egypt’s finest youth, alongside the pathetic silence of a helpless and powerless Europe. We publish below the description of what happened, reconstructed thanks to our network of activists and contacts.

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Another terrible story of repression once again featuring a woman. The kidnapping, arbitrary detention and torture of human rights defender Esraa Abdelfattah represents a new sign of increased brutality against human rights activists by Egyptian authorities, with the clear aim of sowing terror among critics and opponents.

Esraa Abdelfattah was attacked and kidnapped on 12 October by plainclothes men from the security forces. The next day she reported that she had been beaten, held standing for almost eight hours and faced attempted strangulation, to the Supreme Prosecutor’s Office for State Security. The account of the torture suffered by Esraa Abdelfattah a few days after what happened in the custody of the well-known blogger Alaa Abdelfattah, who described a similar ordeal, is an alarming indication of the growing use by the Egyptian authorities of brutal tactics to suppress dissent.

Esraa is the victim of specious charges and is being arbitrarily detained for her work in defending human rights. She must be released immediately and unconditionally!

Esraa was seized from her car at night and taken to an unspecified detention location run by the National Security Agency, from where she was unable to contact her family or her lawyers.

The modalities of the arrest – seized by plainclothes agents and taken away in a van in public – mark an alarming new trend in the way human rights defenders are targeted by Egyptian authorities. After her arrest, an agency agent threatened her for refusing to provide the password to unlock her cell phone. At that point, several men entered the room and started hitting her on the face and body. The agent returned and, after Esraa’s renewed refusal to unlock her phone, he took off her sweatshirt and used it to strangle her, telling her: “Your life for the phone”, until Esraa was forced to reveal the pin. She was then handcuffed so that she could not sit or kneel, and was forced to remain like that for eight hours. Another agent also threatened her with further torture if she reported the incident to the prosecutor.

IT

Esraa Abdelfattah, volto símbolo della Rivoluzione egiziana del 2011, candidata al Nobel per la Pace nello stesso anno, è stata sequestrata e torturata dal regime egiziano il 12 ottobre scorso. Esraa – a cui dal 2015 è stato interdetto di viaggiare all’estero – è una grande amica di Maydan, per cui ha generosamente prestato la sua voce (video). Denunciamo questo ennesimo episodio di repressione brutale che colpisce la migliore gioventù egiziana, nel silenzio patetico di un’Europa inerme e impotente. Pubblichiamo sotto la descrizione di quanto accaduto, ricostruita grazie alla nostra rete di attivisti e contatti.

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Un’altra storia terribile di repressione con protagonista ancora una volta una donna. Il sequestro, la detenzione arbitraria e la tortura della difensora dei diritti umani Esraa Abdelfattah è un nuovo segnale dell’incremento della brutalità nei confronti degli attivisti per i diritti umani da parte delle autorità egiziane, con l’evidente obiettivo di seminare il terrore fra critici e oppositori.
Esraa Abdelfattah è stata aggredita e sequestrata il 12 ottobre da uomini in borghese appartenenti alle forze di sicurezza. Il giorno successivo ha riferito alla Procura suprema per la Sicurezza dello Stato di essere stata picchiata, tenuta in piedi per quasi otto ore e aver subito un tentativo di strangolamento. Il racconto delle torture subite da Esraa Abdelfattah a pochi giorni da quanto accaduto in custodia al noto blogger Alaa Abdelfattah, che ha descritto un simile calvario, è un’indicazione allarmante del crescente ricorso da parte delle autorità egiziane a tattiche brutali per reprimere il dissenso.
Esraa è vittima di accuse pretestuose ed è detenuta arbitrariamente per via del suo lavoro in difesa dei diritti umani. Deve essere rilasciata immediatamente e senza condizioni!
Esraa è stata prelevata di notte dalla sua automobile e portata in un luogo di detenzione non precisato, gestito dall`Agenzia per la sicurezza nazionale, da dove non ha potuto contattare i suoi familiari, né i suoi legali.
Le modalità di arresto – sequestrata da agenti in borghese e portata via in un furgoncino in pubblico – segnano una nuova allarmante tendenza nel modo in cui i difensori dei diritti umani sono presi di mira dalle autorità egiziane. Dopo l’arresto, un agente dell’Agenzia l’ha minacciata perché non voleva fornire il codice per sbloccare il suo telefono cellulare. A quel punto, diversi uomini sono entrati nella stanza e hanno iniziata a colpirla sul viso e sul corpo. L’agente è rientrato e al nuovo rifiuto di Esraa di sbloccare il telefono le ha tolto la felpa e l’ha usata per strangolarla, dicendole: “La tua vita in cambio del telefono”, fino a quando Esraa è stata costretta a rivelare il pin. È stata dunque ammanettata in modo da non potersi sedere o inginocchiare, e così è stata fatta rimanere per otto ore. Un altro agente l’ha inoltre minacciata di nuove torture se avesse riferito l’accaduto al pubblico ministero.

15/10/2019