L’Europa e il Mediterraneo dopo le elezioni. L’appello Maydan e i passi successivi dopo che centinaia di persone aderiscono da più di 30 paesi

 

Mentre i britannici procedono sulla loro strada scivolosa verso la Brexit – un orientamento che si è riflesso nei risultati elettorali europei – la maggioranza di coloro che hanno votato in Francia e in Italia ha preferito la retorica anti-immigranti del Front National di Marie Le Pen e della Lega di Matteo Salvini rispettivamente. Messaggi simili sono stati premiati in Ungheria e Polonia. Questi risultati, uniti al comunque elevato livello di astensionismo, non sono di buon auspicio in un momento in cui il lavoro di solidarietà e la mobilità umana sono criminalizzati alle frontiere europee e nel Mediterraneo. D’altro canto, la mobilitazione popolare in Algeria o in Sudan richiede a grande maggioranza democratizzazione e società aperte, mentre in paesi come la Siria o l’Egitto viene impedito ai propri concittadini di perseguire le legittime aspirazioni a libertà e giustizia attraverso veri e propri crimini di guerra e misure repressive sistematicamente messe in atto da quei regimi.

Alla luce dei risultati delle elezioni europee e delle continue turbolenze che colpiscono molte nazioni del Mediterraneo meridionale e orientale, l’appello lanciato all’inizio di maggio a sostegno di una nuova visione di integrazione tra il continente europeo e lo spazio mediterraneo diventa ancora più pertinente. Coinvolgendo le persone al di là dei confini dell’Unione europea, l’appello mira a promuovere una contro-narrazione che incarni empaticamente i valori positivi che abbiamo ereditato da quel crocevia che è il Mediterraneo, attraverso il messaggio: L’Europa può essere salvata solo se abbracciamo il Mediterraneo.

Promosso da Maydan, l’appello è stato sostenuto da oltre 80 personalità chiave del mondo della cultura, della politica, della scienza e dell’attivismo; tale numero è cresciuto nel corso della campagna. E la petizione a sostegno dell’appello ha ricevuto oltre 700 firme di sostegno da almeno 30 paesi, che rappresentano un importante capitale umano su cui vogliamo costruire.

Insieme a WeMoveEU, stiamo considerando di mantenere la petizione aperta per un periodo di tempo supplementare e stiamo pianificando un’azione simbolica di consegna delle firme per la sessione plenaria inaugurale del nuovo Parlamento europeo, prevista per il 2 luglio 2019.

In concomitanza con il lancio dell’appello, sotto l’ombrello Maydan si sono tenuti dibattiti e dialoghi nazionali in Italia, Egitto, Marocco e Paesi Bassi il 21 maggio, Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo, mentre il giornale Efsyn in Grecia sta per pubblicare l’appello.

All’incontro di Torino si è discusso della cultura mediterranea e della necessità di ridefinire la nozione di “porti mediterranei” – visti gli avamposti coloniali nell’Oceano Pacifico, Atlantico e Indiano, e i flussi migratori nordafricani e sub-sahariani che si estendono fino a luoghi come Tijuana (Messico) e il confine Canada-USA – dove anche quei migranti sono riusciti a farsi strada. In seguito, si è svolta un confronto con tre candidati alle elezioni europee, i quali si sono incentrati su aspetti diversi: dalle condizioni di lager nei campi profughi in Turchia e in Grecia, alla ricerca di caratteristiche comuni, alla definizione dell’Europa che vogliamo per il nostro futuro.

Una prospettiva dalla Riva Sud è stata portata dal consigliere governativo tunisino per l’istruzione Mehrez Drissi, che ha sottolineato l’importanza di rompere la dualità nord-sud, e la necessità di trasformare le spaccature in punti di forza e strategie comuni. I contributi degli attivisti e del pubblico hanno evidenziato la natura storicamente nomade della regione e il persistere di disuguaglianze coloniali. E’ emersa l’urgenza della questione migratoria, che ha dominato il dialogo sulle relazioni euro-mediterranee.

(foto evento Cairo; by Fatima Saeed)

Al seminario del Cairo, in occasione dell’Iftar (pasto serale di rottura del digiuno durante il Ramadan), organizzato dal Tadamon Multicultural Refugee Council, in presenza di cittadini egiziani e rifugiati, tra cui operatori comunitari, giornalisti, attivisti e artisti, l’appello è stato presentato e discusso apertamente. I partecipanti hanno sottolineato l’importanza di utilizzare tale documento come base di scambio attraverso azioni di sensibilizzazione negli ambienti comunitari, nelle scuole e tra i gruppi di attivisti della sponda sud del Mediterraneo. Abdel Hafiz Tail, noto sindacalista del settore dell’istruzione nonché scrittore, ha messo in discussione la questione dell’eurocentrismo e la distanza dai decisori europei percepita dai cittadini dei paesi vicini, più direttamente interessati dalle politiche dei governi europei.

I partecipanti, che si sono riuniti in gruppi di lavoro, hanno richiesto una consultazione strutturata nella regione sulle questioni sollevate dal Manifesto Maydan, e manifestato durante i dibattiti la necessità di avere chiari interlocutori europei.

Le principali preoccupazioni politiche e sociali sollevate sono state: il via libera dato dai governi dell’UE ai regimi dittatoriali della regione mediterranea, e l’impatto economico delle politiche di liberalizzazione dei mercati nelle società della sponda sud. “La visione di un destino comune nel Mediterraneo è un sogno, è un sogno necessario di cui abbiamo bisogno e su cui dobbiamo lavorare” – hanno commentato alcuni dei partecipanti.

L’evento dell’Aia, organizzato dalla Greater Middle East Platform, ha raccolto un vasto pubblico e il dibattito ha coinvolto sette candidati al Parlamento europeo. Prima dell’inizio del dibattito, l’autore e giornalista olandese marocchino Abdelkader Benali ha dato il tono al dibattito pronunciando un meraviglioso discorso sulla storia comune e sul futuro del Mediterraneo. Condividendo storie di amici olandesi, marocchini e spagnoli e mostrando la visione dell’Europa vista dal suo balcone di Tangeri, Benali ha offerto una prospettiva umana sul Mediterraneo: “Un mix emozionante di molto vecchio e sorprendentemente nuovo”. Come ha detto lui: “Il Mar Mediterraneo che ci sta dividendo è per molti versi un’illusione ottica, e crea un’idea sbagliata di distacco”.

Nel dibattito, l’immigrazione è stato uno dei principali argomenti di discussione. Sebbene la migrazione sia stata durante secoli fenomeno comune nel Mediterraneo, i politici olandesi la considerano come un problema contemporaneo, che deve essere mitigato o risolto. Alcuni di loro sostengono la necessità di più accordi in materia di migrazione con i governi e i regimi dell’altra sponda del Mediterraneo, e il sostegno olandese a queste società e alla cooperazione allo sviluppo dovrebbe essere direttamente collegato a tali accordi. D’altro canto, vi è invece consenso sulla necessità di sostenere le organizzazioni della società civile, soprattutto nei paesi con regimi autoritari. È stato sottolineato che l’UE dovrebbe utilizzare il suo peso nella politica di vicinato per sostenere la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani.

In generale, il dibattito ha dimostrato che molti politici olandesi non considerano il Mediterraneo come un’unica regione: i paesi e i popoli dell’altra sponda del Mediterraneo sono, al massimo, visti come dei vicini di casa. Costruire buone relazioni con questi vicini è importante, ma allo stesso tempo resiste la propensione a mantenere una certa distanza, ad esempio sul tema della mobilità. C’è ancora molto lavoro da fare per cambiare questa narrazione dominante.

(foto evento L’Aia; by Mark Snijder)

Rispetto ad un’altra componente della Campagna sull’appello – con l’arrivo delle candidature per il concorso di arti creative Floating Voices, la scadenza inizialmente fissata per il 31 maggio sarà prorogata al 22 giugno, quando il veliero di Progetto Mediterranea attraverserà il mare da Cadice a Tangeri durante il solstizio d’estate, raggiungendo così la riva sud.

Come capitalizzare il sostegno ottenuto dall’appello, in modo da alimentare la narrazione sul Mediterraneo come destino comune, sarà il prossimo passo importante per Maydan. Alla luce dei risultati delle elezioni europee, è fondamentale la necessità di espandere le reti e continuare il dialogo verso uno scambio trans-mediterraneo aperto sul futuro della regione. Lo scambio deve andare oltre la sfida migratoria, e cominciare a considerare nuove definizioni di cittadinanza e nuovi obiettivi comuni.

 

Torino, Tunisi, 4 giugno 2019.