Il destino comune e l’associazione Maydan

Lorenzo Declich, esperto di mondo islamico contemporaneo, traduttore dall’arabo e saggista, e da oggi nuovo membro di Maydan, spiega in questo post (https://www.facebook.com/notes/lorenzo-declich/il-destino-comune-e-lassociazione-maydan/10155659516806152/) che esiste nello spazio mediterraneo una “comunità di senso, plurilinguistica e pluriculturale, che vive naturalmente le diversità, che non si pone problemi di identità anche se di problemi ne ha tanti. Una comunità che ha compreso quanto politico sia il sapere”.

 

Nell’introduzione a “Giulio Regeni: le verità ignorate”, un libro scritto in poche settimane per fornire a chi fosse interessato una base di ragionamento attorno alla vicenda del giovane ricercatore torturato e ucciso al Cairo, appuntavo che:
“avrei voluto scrivere degli italiani in Egitto e degli italiani d’Egitto, quelli che in tempi storici ma soprattutto oggi fanno cultura e critica, non affari”.
L’appunto nasceva da un dialogo avuto in quelle settimane con Francesca Biancani. Riflettevamo su quanto lunga e quanto profonda fosse la mescola mediterranea, delle pluricentenarie comunità italiane sparse sulle rive di quel mare, sul loro ruolo nei decenni e – soprattutto – su ciò che era cambiato con le nuove generazioni, di cui Giulio Regeni era esponente (ricordo Erri De Luca, durante la manifestazione di Amnesty international all’università “La Sapienza” per il primo anno dalla scomparsa del ricercatore, leggere un pezzo di Regeni sull’unità del Mediterraneo).
Quell’efferato assassinio di Stato era un campanello di allarme tragico per quella ormai ampia comunità di ricercatori, attivisti, intellettuali e artisti che in questi anni ha iniziato per davvero a vedere un mondo senza più frontiere, un mondo in cui ciò che succede in Egitto ci riguarda tutti, in cui se non abbiamo occhi critici e intelligenti in quel paese e in tutti gli altri, rischiamo di cedere al gioco dei sovranismi, delle identità stupide e de-storicizzate, del “noi contro loro”.
Quella comunità, della quale per ragioni anagrafiche non faccio parte ma alla quale guardo con empatia sempre crescente, è una risorsa fondamentale, o almeno è un argine all’avanzata di poteri – economici e politici – che ci preferirebbero bendati. E’ testimone di un altro pensiero, un pensiero che sopravvive, che vuole agire in uno spazio privo di vincoli, ragionare attorno a unità o disequilibri più ampi, come ad esempio il Mediterraneo e tutto ciò che intorno a esso ruota in termini storici, culturali, politici.
E’ una comunità di senso, plurilinguistica e pluriculturale, che vive naturalmente le diversità, che non si pone problemi di identità anche se di problemi ne ha tanti. Una comunità che ha compreso quanto politico sia il sapere.
 
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In quell’introduzione citavo un articolo di Amro Ali dal titolo “Giulio and the Italians of Egypt” (tradotto da internazionale col titolo “Giulio Regeni e gli italiani in Egitto che denunciano il regime”). Riguardava la presenza italiana in Egitto e, soprattutto, sul rischio che il lavoro di decine e decine di ricercatori mediterranei venisse sotterrato negli anni a venire. Ali scriveva:
“Regeni potrebbe essere il primo non egiziano a essere inserito tra i martiri della rivoluzione egiziana. È stato il primo tentativo di sfidare l’equazione tra cittadinanza e patriottismo. È significativo che un esponente di una comunità transnazionale possa vantare anche una lealtà pari, se non superiore, al benessere pubblico egiziano”.
Interpellata da Ali, Lucia Sorbera – “storica e femminista italiana di Pisa che per molti anni ha fatto ricerca in Egitto” – sottolineava che:
“La ribellione era necessaria nell’Europa delle politiche di austerità, e l’atto di ribellione stava accadendo in Egitto. L’Egitto ci stava ispirando a sfidare la nostra realtà”.
L’ondata fu “transnazionale”, non è un caso che Occupy Wall Street e Indignados, ma anche i tumulti di Londra e più tardi piazza Taksim a Istanbul, vengano dopo la Tunisia e piazza Tahrir. Ma il 2011 è passato, le rivolte sono state soffocate, vecchi e nuovi autoritarismi spadroneggiano. La Siria è distrutta, il suo popolo è stremato, il suo sanguinario dittatore è sul punto di essere riabilitato. E in questi giorni ricordiamo il terzo anniversario dell’assassinio di Giulio Regeni.
E’ tutto finito? Penso di no. In questi anni ho conosciuto tanti giovani nei loro 20-30 anni, sono ancora lì e la loro attitudine non è cambiata, il loro sguardo verso il mondo è lo stesso, perché sono nati così. E qualche giorno fa ho ricevuto la notizia della nascita di Maydan, “un’associazione di cittadine e cittadini del Mediterraneo, tra attivisti, intellettuali, artisti, imprenditori, ricercatori e altri lavoratori, impegnati nella costruzione di una cittadinanza mediterranea e di un destino comune”. Nel suo manifesto, ancora in costruzione, c’è scritto:
“Nell’ultimo decennio, le nazioni e i territori mediterranei sono stati al centro di molteplici lotte sociali. Ciò nonostante, le richieste di coloro che hanno manifestato numerosi contro i vecchi regimi della regione, così come contro sistemi socio-economici ingiusti e misure di austerità, sono state spesso tradite, e la mancanza di opportunità e di prospettive su entrambe le sponde ha allargato il divario tra istituzioni e giovani generazioni, che hanno ormai perso fiducia nel sistema politico e che si sentono private del proprio futuro.
La crisi ha anche esacerbato il processo di stigmatizzazione dei migranti, il cui flusso si è incrementato sia a causa delle guerre civili in Libia e Siria, che del deterioramento delle condizioni di molti Stati africani. D’altro lato, molti gruppi sociali e politici, così come individui, si stanno riorganizzando in entità identitarie, ispirate da nazionalismo, autoritarismo e omogeneità religiosa e culturale; oppure stanno cercando la propria redenzione personale e sociale attraverso la lotta armata. Questa situazione sta mettendo a rischio la cooperazione, il concetto stesso di cittadinanza, e l’idea di appartenenza culturale e geografica alla regione.
In quanto donne e uomini del Mediterraneo, legati ai diritti umani e alla giustizia sociale, preoccupati per l’eredità culturale e ambientale della regione, e impegnati per un futuro condiviso nel Mediterraneo:
A. Abbiamo tratto insegnamenti positivi e negativi dalle rivolte e dalle proteste sociali avviatesi contro le politiche di austerità, la mercificazione dei beni pubblici e il degrado dei diritti sociali in molti paesi europei, estesesi poi alla maggioranza dei paesi della riva sud del Mediterraneo, e improvvisamente diffusesi in tutta la regione – e abbiamo guardato con solidarietà ai nuovi gruppi politici, le cui piattaforme rivendicative si basavano sui movimenti anti-austerità del 2008 e le rivendicazioni dei movimenti rivoluzionari del 2011;
B. Siamo ispirati dal Manifesto di Ventotene del 1941, scritto da un gruppo di militanti e intellettuali antifascisti il cui obiettivo era un’Europa libera e unita; quel manifesto rappresentò la fonte di ispirazione dei popoli europei in lotta contro Fascismo e Nazismo nell’immaginare un progetto di integrazione europea;
C. Guardiamo con attenzione alla Carta di Porto Alegre, il testo fondante del Forum Sociale Mondiale, che ha stimolato la nascita di forti movimenti sociali e delle società civili nella regione, e che costituisce la piattaforma del movimento anti-globalizzazione, mobilitatosi contro lo sfruttamento economico e il colonialismo”
Si può fare ancora molto. Leggete quel manifesto, partecipate alla sua redazione definitiva, iscrivetevi all’associazione. Io l’ho appena fatto.
 
18 gennaio 2019.
 
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Lorenzo Declich (1967), storico e studioso di islamistica, ha insegnato Storia dell’Islam nell’Oceano Indiano all’Università “L’Orientale” di Napoli (2002-2006). Co-traduttore dall’arabo di saggi pubblicati da Fandango, Neri Pozza Sellerio, Mondadori, ha introdotto e curato Islam e laicità (di Abdou Filali-Ansari, Cooper-Castelvecchi, 2003). Ha collaborato con Il manifesto, Confronti, Avvenimenti, Loop, , Europa, con la Rai per La Storia siamo noi, Limes, Limes online, The Post Internazionale, Nazione Indiana. Curatore del blog Tutto in 30 secondi ha ideato l’aggregatore Islametro. Nel 2015 ha pubblicato L’islam nudo: le spoglie di una civiltà nel mercato globale (Jouvence). Giulio Regeni: le verità ignorate (2018) è il suo ultimo libro.